Su Re

Anno:
2012
Durata:
80

Sinossi

Dall’enciclopedia generale di un’epoca gli accadimenti si trasferiscono in un orizzonte geografico e culturale che fonde le condizioni originarie con condizioni nuove. La passione di Cristo è trasposta in Sardegna, in un luogo diverso da quello storico, come nelle opere dei pittori rinascimentali che rappresentarono gli episodi narrati nel Vangelo ambientandoli nel loro tempo, nei loro paesi e con i loro costumi, senza mai mostrare la Palestina. Nel film il racconto inizia e finisce nel sepolcro dove Maria piange sul corpo del figlio. Tutto è già accaduto, ma gli antefatti si riaffacciano come ricordi e come sogni dei diversi protagonisti.

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Durante la salita, dei ragazzi gettano ossa sulla processione, un’immagine che porta alla mente un mondo di fatture, malocchi o forse talismani; come di superstizione sa l’avviso di non raccogliere il denaro che Giuda restituendo getta a terra; come una specie di tantra simbolico sembra la ripetizione che dicono alcuni: “se è innocente, il male che gli facciamo ricada su di noi e sui nostri”. Insomma il film di Columbu mi pare si avvolga attorno alla Sardegna popolare, quasi folklorica (ma non quella turistica, e perciò più pregnante), fatta di fuochi accesi, pastorizia e muta solitudine sui monti. Quando Ponzio Pilato dice che “l’ha voluto lui” o quando Giuseppe d’Arimatea dice che “l’ha voluto Dio” (in testa e in coda al film), risuona la pazienza antica di un popolo rassegnato meno dagli uomini e più dalla propria immaginazione di fronte alla natura e alla sua potenza selvaggia.

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Dalle Note di regia

Fui colpito da una grande tavola che riportava su quattro colonne i brani dei quattro Vangeli che descrivono i patimenti inflitti a Gesù di cui si trova traccia nella Sindone. Quelle descrizioni mi fecero pensare a diversi testimoni che avessero visto e poi raccontato lo stesso fatto come in base alla propria soggettiva percezione e alla propria sensibilità. Lo stile apparentemente impersonale dei singoli testi, per effetto del loro affiancamento, sembrava trasformarsi e rinviare ai raccontatori e rivelare il tono incerto ma ancora più verosimile e coinvolgente di un ricordo. Provai nei giorni successivi a leggere il Vangelo trasversalmente, passando da un testo all’altro, e scoprii che il racconto assumeva un’imprevista e straordinaria forza drammatica e leggendo mi ritrovai a piangere, avvertendo come mai in precedenza il dolore della tragedia che si narrava e la sofferta esperienza di tutte le umane vicissitudini.

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Trailer:
Artistic Cast:
Fiorenzo Mattu (Gesù) Pietrina Menneas (Maria) Tonino Murgia (Caifa) Paolo Pillonca (Pilato) Antonio Forma (Giuda) Luca Todde (Pietro) Giovanni Frau (Giovanni) Bruno Petretto (Giuseppe di Arimatea) Ignazio Pani (ladrone) Carlo Sannais (ladrone)
Crew:
regia Giovanni Columbu sceneggiatura Giovanni Columbu Michele Columbu fotografia Massimo Foletti Uliano Lucas Francisco Della Chiesa Leone Orfeo suono Marco Fiumara Enrico Medri Andrea Sileo Elvio Melas costumi Stefania Grilli Elisabetta Montaldo montaggio Giovanni Columbu organizzazione generale Antonio Cauterucci una produzione Luches in collaborazione con Rai Cinema con il contributo di Regione Autonoma della Sardegna distribuzione Sacher
Direction notes:
«L'idea di questo film risale a circa quindici anni fa, un giorno in cui mi trovavo a Roma nella chiesa di Santa Maria in via Lata dove era stata allestita una mostra sulla Sacra Sindone. Allora fui colpito da una grande tavola che riportava su quattro colonne i brani dei quattro Vangeli che descrivono i patimenti inflitti a Gesù di cui si trova traccia nella Sindone. Quelle descrizioni mi fecero pensare a diversi testimoni che avessero visto e poi raccontato lo stesso fatto come in base alla propria soggettiva percezione e alla propria sensibilità. Lo stile apparentemente impersonale dei singoli testi, per effetto del loro affiancamento, sembrava trasformarsi e rinviare ai raccontatori e rivelare il tono incerto ma ancora più verosimile e coinvolgente di un ricordo. Provai nei giorni successivi a leggere il Vangelo trasversalmente, passando da un testo all'altro, e scoprii che il racconto assumeva un'imprevista e straordinaria forza drammatica e leggendo mi ritrovai a piangere, avvertendo come mai in precedenza il dolore della tragedia che si narrava e la sofferta esperienza di tutte le umane vicissitudini. Fu allora che pensai a un film che raccontasse i "passi paralleli" del Vangelo, reiterando e intrecciandone le scene, quasi come nel Rashomon di Akira Kurosawa, in cui quattro testimoni ricordano e raccontano lo stesso delitto ogni volta in modo diverso. Le quattro testimonianze contenute nel Vangelo non divergono sostanzialmente, ma sono diversi i particolari e le visioni che le improntano e al momento culminante della tragedia, in prossimità della morte, Gesù pronuncia parole che risultano ogni volta diverse e anche la folla reagisce in modo diverso, irridendolo fino all'ultimo o fuggendo terrorizzata o improvvisamente rendendosi conto della tragedia e tornando sui propri passi. Avrei trasposto la storia in Sardegna, come il racconto di un sogno. Perché la Sardegna è il mondo che amo e meglio conosco, suggestivo e a volte ruvido, permeato di valori che in certi casi sembrano rifarsi all'Antico piuttosto che al Nuovo Testamento. Due universi molto distanti nello spazio e nel tempo si sarebbero incontrati, senza stupirsi l'uno dell'altro, i costumi sardi con le tuniche Palestinesi e le armature dell'antica Roma, trovando riscontro nella realtà di quel sogno che più volte si affaccia nella letteratura popolare e che forse è nell'animo di tutti, scoprire Gesù, qui, tra noi, in grado di fare miracoli e darci la felicità. Sullo sfondo della Sardegna rurale e non troppo contaminata dalla modernità sarebbe stato possibile affidare la recitazione ad attori non professionisti, estranei ai moduli recitativi del teatro e della liturgia religiosa, i quali avrebbero parlato nella loro lingua nativa, pronunciando le parole del Vangelo come parole nuove. Credo che questo film possa essere l'occasione per riscoprire alla radice dell'identità linguistica e culturale della Sardegna i temi morali e sociali del Vangelo e fondere la vicenda originale con condizioni nuove, forse arricchendola di nuove espressioni del religioso e del tragico. Operazione che il cinema non ha mai tentato apertamente. Anche la città di Matera di Pasolini e di Mel Gibson allude a Gerusalemme, ma se guardiamo alla storia dell'arte scopriamo che i pittori di quella grandiosa stagione che fu il Rinascimento hanno sempre trasposto le vicende evangeliche nei loro paesi, hanno rivestito i protagonisti con i costumi del loro tempo e li hanno puntualmente collocati sullo sfondo delle loro architetture e dei loro paesaggi. Centinaia di persone e perfino i pazienti dei Centri di Salute Mentale sono coinvolti nella messa in scena e messi nella condizione di recitare. Alla fine la cosa che forse risulterà più importante non sarà che un regista in qualche angolo del mondo abbia girato un nuovo film sul Vangelo, ma che tante comunità di una regione avvertano così profondamente il racconto evangelico da essere disposte a dare qualcosa di proprio e a mobilitarsi per renderne possibile il racconto.» Giovanni Columbu

Selezione film

La rete degli spettatori porta film di qualità nelle sale e nelle scuole, facendo incontrare il pubblico con registi, sceneggiatori e attori.