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I mostri

Locandina I mostri
Anno:
1963
Durata:
118 min

Cast artistico e tecnico

Note di regia

Sinossi

Capostipite del genere film a episodi, il film ne conta addirittura 20, brevi e brevissimi, fulminanti, quasi degli sketch: L’educazione sentimentale, La raccomandazione, Il mostro, Come un padre, Presa dalla vita, Il povero soldato, Che vitaccia, La giornata dell’onorevole, Latin lovers, Testimone volontario, I due orfanelli, L’agguato, Il sacrificato, Vernissage, La musa, Scenda l’oblio, La strada è di tutti, L’oppio dei popoli, Il testamento di Francesco e La nobile arte.

Age, Scarpelli, Ettore Scola, Elio Petri e Ruggero Maccari, dopo il successo de Il sorpasso, sceneggiano impietosamente pescando in lungo e in largo nella realtà quotidiana del periodo, raccontando contraddizioni e nuovi miti di quell’Italia che alla metà degli anni ’60 esce dal miracolo economico e si vede proiettata verso un futuro diverso, industrializzato e complesso. Ne viene fuori una pirotecnica galleria di “personaggi-mostro” che sono entrati nella memoria collettiva degli italiani e ai quali danno vita, insieme o alternandosi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, entrambi in stato di grazia.

Commedia “Italian Style” a piccole ma potenti dosi, che spingendo sui toni grotteschi e mettendo in scena situazioni al limite del paradosso, graffia e sferza con ferocia, mettendo a nudo senza alcuna indulgenza gli antichi difetti, le debolezze e inadeguatezze italiche, ponendo lo spettatore davanti a uno specchio che gli restituisce un’immagine deformata, grottesca, comica eppur dolorosamente fedele. Si tratta dell’antica formula della satira che “castigat ridendo mores”: una formula che questo film contribuisce a consolidare.

Note a margine

I mostri nasce come progetto di Dino De Laurentiis. Scritto dal collaudato binomio Age e Scarpelli e per la regia di Elio Petri, prevede come unico protagonista Alberto Sordi. Diventa invece un film di Dino Risi con Gassman e Tognazzi e a quelle dei due sceneggiatori iniziali si aggiungono le firme di Scola, Petri e Maccari. Sembra che a un certo punto sia sorto un dissidio tra De Laurentiis e Petri a proposito del taglio da dare al film: preoccupato che questo virasse verso contenuti e riferimenti politici troppo espliciti, visti anche i trascorsi cinematografici del giovane regista, De Laurentiis preferisce rinunciare al Petri regista (che resta come sceneggiatore) invitandolo piuttosto a farsi produrre il film che ha in testa da Palmiro Togliatti.

Anche in questo film Risi si serve di un linguaggio che è il risultato di un sapiente mix tra realismo e cine-giornalismo spregiudicato, confermando la capacità di tratteggiare con poche inquadrature ambienti e personaggi, spesso disponendo nella stessa inquadratura o piano sequenza l’elemento comico assieme a quello tragico, quasi che l’asciuttezza icastica delle immagini conferisca loro maggior verità e legittimi, sociologicamente, l’analisi di situazioni e comportamenti accuratamente progettati in vista dell’effetto comico.

Si tratta dell’inconfondibile cifra stilistica della “commedia all’italiana”, vero e proprio genere la cui specificità è da tempo riconosciuta in tutto il mondo e sostanzialmente derivante dal costante equilibrio tra una sorta di partecipazione affettuosa al coinvolgente vitalismo dei personaggi e l’esercizio implacabile di una vivisezione critica della realtà.

Selezione film

La Rete degli Spettatori porta film di qualità nelle sale e nelle scuole, facendo incontrare il pubblico con registi, sceneggiatori e attori.

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