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Comizi d’amore

Locandina Comizi d’amore
Anno:
1965
Durata:
89 min

Cast artistico e tecnico

Note di regia

Sinossi

Un film inchiesta nello stile del neonato “cinéma vérité”: Pasolini mette assieme, impaginandole in un prologo e quattro capitoli, le sue interviste agli italiani degli anni ’60 sull’amore, sulla libertà sessuale, sull’omosessualità. Da Palermo a Milano, da Firenze a Viareggio, da Roma a Bologna, da Venezia a Crotone e a Napoli, attraverso le campagne siciliane, emiliane e calabresi, in tono semiserio, il regista pone domande semplici e dirette a bambini, ruvidi giovanotti di provincia, sussiegosi signori borghesi. Dal materiale stilisticamente poco elaborato emergono con forza la disomogeneità e le contrapposizioni tra mondi tragicamente lontani e opposti. Persino gli illuminati pareri antiborghesi, impregnati di dottrina femminista, di intellettuali come Oriana Fallaci e Camilla Cederna, sdraiate sul lido di Venezia, risultano prigionieri di clichés sconcertanti quanto le manifestazioni di arretratezza sessuale delle italiane del popolo. Nel prologo Pasolini discute con i suoi collaboratori, Alberto Moravia (lo sguardo estetico e morale) e Cesare Musatti (lo sguardo psicoanalitico), problematizzando i criteri della ricerca e mettendo in discussione il proprio ruolo. Nell’epilogo, ricostruito, le immagini di un matrimonio che sugella l’irrevocabilità della storia sessuale. Qui Pasolini fa il punto con Moravia sul lavoro svolto.

Note a margine

Il film uscì, a un anno dalla realizzazione, al festival di Locarno. Fu vietato ai minori di 18 anni. Nel montaggio definitivo furono tagliate le interviste a Eugenio Montale e Susanna Pasolini. Lo stato grezzo del materiale, il chiaro intento di evitare ogni unità stilistica imposta dall’esterno, la giustapposizione di volti appartenenti a contesti profondamente diversi, linguaggi, cadenze, espressioni micromimiche, fisionomie fortemente caratterizzate, presentate come in una sorta di “epoché fenomenologica”, tutto concorre alla costituzione di un pittoresco affresco che evidenzia l’intento tutt’altro che sociologico del regista. La poetica pasoliniana, in procinto di produrre il sesto film, Il vangelo secondo Matteo, è qui come in una fase informale, di ricerca, di preparazione.

Lungi dal volersi porre come una denuncia da inchiesta televisiva tutta tesa a evidenziare arretratezza, ipocrisia, e magari a prefigurare soluzioni “politiche” per promuovere il progresso culturale del popolo, l’interesse del regista è quello dell’artista genuino interessato a cogliere il reale, con disincanto, a carpirne il volto grottesco. Anche in Comizi d’amore Pasolini esibisce, senza esitazioni, lo sguardo che caratterizza il suo lavoro: in immagini rubate di grande suggestione, emergono, anche attraverso uomini rozzi e semplici, alcune impennate poetiche e istintività irriducibili, come congelate in una dimensione astorica, legate ai loro valori secolari.

Selezione film

La Rete degli Spettatori porta film di qualità nelle sale e nelle scuole, facendo incontrare il pubblico con registi, sceneggiatori e attori.

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