Guardie e ladri

Anno: 1951
Durata: 101 min

Regia
Steno e Mario Monicelli

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Guardie e ladri

Sinossi

Attraverso piccoli raggiri e truffe scanzonate, Ferdinando Esposito cerca di tirare avanti. Impegnato nell'ennesimo raggiro e aiutato dal suo complice Amilcare, imbrogliano un turista americano, Mr. Locuzzo. Per loro sfortuna, però, l'americano è il presidente di un'associazione di beneficenza che, durante la distribuzione di alcuni pacchi, riconosce Esposito e lo denuncia. Il brigadiere Bottoni, alla fine d'un inseguimento, riesce a catturare l'imbroglione ma se lo lascia scappare goffamente. Bottoni ha un ultimatum: in tre mesi perderà il posto se non riesce ad arrestarlo. Per stare sulle sue tracce e sorprenderlo in flagrante, Bottoni s'intrufola in incognito nella famiglia del ladruncolo. Anche i rispettivi figli si frequentano. Durante il previsto arresto, Bottoni si fa prendere dal rimorso e si dispiace dell'inganno alla famiglia di Esposito, con cui è entrato in sintonia. A questo punto è Esposito che, per non mettere nei guai l'amico, vuole farsi arrestare. Durante il pranzo famigliare, per nascondere la verità alle rispettive famiglie, inventano un fantomatico viaggio d'affari di Esposito, e Bottoni, fingendo di accompagnarlo alla stazione e con il patto di occuparsi anche della famiglia dell'amico, lo porta in caserma.

Note a margine

Trionfo critico della coppia di Aldo Fabrizi e Totò, che fece poi altri quattro film insieme da protagonisti, Guardie e ladri è ambientato nelle borgate del dopoguerra, tra case popolari venute su tra le strade sterrate, le difficoltà della vita e una certa propensione alla solidarietà. Georges Sadoul lo ha definito "il miglior film comico italiano di un periodo inflazionato nel genere di sciocchezze e volgarità". L'umanità del ladruncolo napoletano e della bonaria guardia romana è accomunata, con una certa audacia di racconto, dalla "sopravvivenza", ma poi divisa dal "ruolo" che la vita ha portato loro. Il film comunque funziona benissimo e venne accolto bene anche dal pubblico, che vedeva per la prima volta un nuovo Totò, non solo comico, ma alternato a momenti e maschere drammatici. Il film venne premiato al festival di Cannes per la sceneggiatura e Totò ottenne il Nastro d'argento.