Piccola patria

Anno:
2013
Durata:
111

Sinossi

Due ragazze, un’estate calda e soffocante, il desiderio di andare via da un piccolo paese di provincia. Luisa è piena di vita, disinibita, trasgressiva; Renata è oscura, arrabbiata, bisognosa d’amore. Le vite delle due giovani raccontano la storia di un ricatto, di un amore tradito, di una violenza subita: Luisa usa Bilal, il suo fidanzato albanese, Renata usa il corpo di Luisa per muovere i fili della propria vendetta. Entrambe vogliono lasciare la piccola comunità che le ha cresciute, tra feste di paese e raduni indipendentisti, famiglie sfinite e nuove generazioni di migranti presi di mira da chi si sente sempre minacciato. Luisa, Renata e Bilal rischieranno di perdersi, di perdere una parte preziosa di sé, di perdere chi amano, di perdere la vita.

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Il regista, al suo primo film di finzione, decide però il titolo di Piccola patria forse per nobilitare con un colpo di coda il territorio in cui si svolge la storia (una finzione, come ho detto, legatissima alla cronaca), in cui è possibile, forse ancora abitare, fare Heimat. Ma con quale fatica? E perché? Ci sono piccoli segni: intanto la sospensione nel finale che lascia il film aperto quasi in equilibrio tra tragedia e commedia («è tuo padre? e perché ha una pistola?»); quindi le piccole precedenti tracce di “possibile” incastonato tra le pieghe del “reale”: qualche raro gesto spensierato, qualche sorriso sfuggito, qualche incontinenza giovanile, magari solo una mano che carezza distratta un cavallo. Dall’altra parte: i pregiudizi, la provincialità, il desiderio di sola ricchezza di moneta, la decadenza dell’incesto e della finta amicizia (quella che offre, mirata e strumentale, Rino a Franco), le armi. Il film non ci fa sognare, non ha la fantasia o l’epica del cinema classico, e tuttavia nonostante tutto è aperto ai lampi d’una possibile residua saggezza (si pensi alle frasi che scappano al vecchio interpretato da Giulio Brogi) e più d’ogni altra cosa ci fa riflettere su cosa siamo diventati e dove stiamo andando, soprattutto in questa piccola patria del nord-est veneto.

Dalle Note di regia

Sarebbero potute accadere in una qualsiasi provincia del pianeta, ma ho cercato nel Nordest italiano le storie che compongono il racconto di Piccola Patria. Lì ho visto fondersi tra loro quelle atmosfere, la lingua, i volti e i personaggi, le dinamiche personali e di gruppo. Il mio approccio al film è stato fisico: partendo da una sceneggiatura pronta a essere distrutta, ho voluto creare un vortice estivo che legasse improvvisazione e osservazione, ricerca e creazione dei personaggi.

 

Trailer:
Artistic Cast:
Maria Roveran (Luisa) Roberta Da Soller (Renata) Vladimir Doda (Bilal) Diego Ribon (Rino Menon) Lucia Mascino (Anna Carnielo) Mirko Artuso (Franco Carnielo) Nicoletta Maragno (Itala Menon) Mateo Çili (Anes) Giulio Brogi (il vecchio) Drival Hajdaraj (cugino di Bilal) Valerio Mazzucato (sodale) Stefano Scandaletti (sodale)
Crew:
un film di Alessandro Rossetto soggetto Caterina Serra Alessandro Rossetto sceneggiatura Caterina Serra Alessandro Rossetto Maurizio Braucci prodotto da Gianpaolo Smiraglia Luigi Pepe montaggio Jacopo Quadri fotografia Daniel Mazza musica Paolo Segat Alessandro Cellai Maria Roveran scenografia Renza Mara Calabrese una produzione Arsenali Medicei Jump Cut con il contributo del MIBAC e il sostegno di Regione Veneto - Fondo per il cinema e l'audiovisivo BLS - Business Location Südtirol Alto Adige Trentino Film Commission Friuli Venezia Giulia Film Commission con il supporto allo sviluppo del Programma Media (UE)
Direction notes:
«Sarebbero potute accadere in una qualsiasi provincia del pianeta, ma ho cercato nel Nordest italiano le storie che compongono il racconto di Piccola patria. Lì ho visto fondersi tra loro quelle atmosfere, la lingua, i volti e i personaggi, le dinamiche personali e di gruppo. Il mio approccio al film è stato fisico: partendo da una sceneggiatura pronta a essere distrutta, ho voluto creare un vortice estivo che legasse improvvisazione e osservazione, ricerca e creazione dei personaggi. Luisa e Renata vogliono andare via da una cultura del lavoro che è solo cercare di far soldi e spesso non riuscirci, via dalla banalità di vite votate al sacrificio e al silenzio, via dalla rabbia che la mancanza di sogni scatena. Il conflitto è tra due mondi, quello degli adolescenti – vivo, sensuale, libero senza sapere di esserlo – e quello degli adulti, inerte, rassegnato, doppio. Eppure qualcosa accomuna tutti: una zona oscura, una memoria che segna la carne delle ragazze e che resta non detta. Il sesso che l'una usa per prendersi gioco del mondo, per sfuggire senza meta alle falsità del conformismo, è per l'altra il modo cieco per riscattarsi dalla meschinità e dalla violenza, il pretesto per vendicarsi. Il gioco amoroso, amicale e sessuale assume col tempo i contorni tragici di una realtà che perde per sempre spontaneità e innocenza.» Alessandro Rossetto

Selezione film

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